Giuseppe Maraniello

Da Negombo.

Possiamo considerare l’intervento artistico nell’Isola d’Ischia di Giuseppe Maraniello, napoletano di origine, un ritorno alla propria terra, o Haimat, nelle sue radici antiche, da cui ci sembra nascere la magia e la vocazione poeticamente e sottilmente metafisica della sua ricerca e della sua opera. È un ritorno in grande stile l’installazione di una nuova opera: “Il volo”, un angelo ermafrodito, nel parco termale del Negombo, ideato dal paesaggista Ermanno Casasco. E’ un’opera pensata proprio per quel luogo, inaugurata il 22 maggio 2004 in concomitanza con la mostra mercato, “Ipomea del Negombo” seconda edizione. L’angelo ermafrodito del volo che si installa sulle balze del Negombo, la parte più profonda e selvaggia del parco termale, nella roccia che domina “Chiaia di luna”, una pozza, o vasca di raccolta dell’acqua, con grotta, che si apre tra i fitti sentieri, si libra verso il mare. Figura solo accennata, pura forma nonostante le sue dimensioni (4 metri e dieci di apertura d’ali, in bronzo), è occhio chiaroveggente che si libra fuori dal tempo e dallo spazio come gli uomini volanti di Goia che hanno lo sguardo fisso verso Utopia. “Il Volo” va ad aggiungersi all’ “Arco-in-cielo” di Arnaldo Pomodoro, e allo “Strale per il Negombo” di Lucio Del Pezzo, ai “Gli occhi di Nesti e di Neri” di Laura Panno, in un surplus di senso che solo l’invenzione artistica è in grado di dare perché essa sola è in grado di trasformare l’arte del giardino in giardino dell’arte, facendone teatro della vicenda umana.

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